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MessaggioInviato: mer set 05, 2007 12:07 pm 
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Nick ha scritto:
se si vogliono accusare le cooperative di produzione o distribuzione che non riconoscono abbastanza i costi di produzione, io mi chiamo fuori perchè è un settore che non conosco, mi aspetto il pieno rispetto delle leggi vigenti ed il controllo degli organi competenti.

Ah beh, campa pure aspettandoti i controlli degli organi e il rispetto delle leggi te che stiamo freschi (freschi come la verdura dei supermercati...)

altro esempio:

http://www.beppegrillo.it/2007/09/latte_doro_corn.html

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Ultima modifica di sulemaniTeo su sab ago 23, 2008 6:47 pm, modificato 1 volte in totale.

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MessaggioInviato: sab ago 23, 2008 6:36 pm 
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Cita:
Il prezzo dei prodotti ortofrutticoli compie un balzo medio del 200%, nel percorso che va dal campo di raccolta alla tavola del consumatore finale. Il dato emerge da uno studio della Banca d'Italia che punta il dito contro la struttura dei mercati all'ingrosso italiani: vecchi, frammentati, scarsamente informatizzati e con orari di apertura poco flessibili che ostacolano lo sviluppo della concorrenza.


http://www.repubblica.it/2007/10/sezion ... a.html?rss

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 Oggetto del messaggio: Re: E allora chi mangia sul mangiare?
MessaggioInviato: dom mag 03, 2009 3:38 pm 
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E anche quest'anno le fragole non sanno di niente...

w la frutta bella ma senza sapore
w i brevetti

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 Oggetto del messaggio: Re: E allora chi mangia sul mangiare?
MessaggioInviato: dom mag 03, 2009 6:49 pm 
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hai proprio ragione ,mi ricordo quando mi a zia di cesena mi portava le fragole che coltivava lei già con l'odore ti rendevi conto del sapore che aveva ,dolci e rosse .
ora le vedi belle rosse le tagli le condisci ( zucchero e limone o vino e zucchero)e c***o non sanno veramente di niente .....ma cesena non era la capitale delle fragole ? porca zozza che schifo

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 Oggetto del messaggio: Re: E allora chi mangia sul mangiare?
MessaggioInviato: gio mag 28, 2009 1:27 pm 
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Romagnaoggi.it ha scritto:
La fragola della Romagna rischia di scomparire. I campi coltivati a fragole in provincia di Forlì-Cesena si sono, infatti, quasi dimezzati, in 8 anni le fragole di Romagna sono diminuite da 260 mila a 170 mila quintali (-34%).
"Un calo così vistoso - afferma il presidente provinciale Coldiretti, Cleonildo Bandini - si spiega prevalentemente con la mancanza di redditività della coltura. Pensiamo che nel 2000 il prezzo alla produzione era di 1,24 Euro al chilogrammo; nel 2008 il prezzo era passato a soli 1,30 euro al chilogrammo, assolutamente non in linea con l'aumento dei costi di produzione degli ultimi otto anni. Quest'anno nelle prime tre settimane di maggio il prezzo ai produttori è sceso addirittura a 1,00 euro. Si tratta di un prezzo decisamente al di sotto dei costi di produzione che proprio negli ultimi 12 mesi hanno fatto registrare un'impennata del 9%, a causa soprattutto dei costi energetici e dei mezzi di produzione".
"E' vero - prosegue Bandini - che il freddo di inizio maggio e l'arrivo repentino del caldo negli ultimi giorni ha concentrato il periodo di maturazione provocando un surplus di offerta sul mercato, ma è anche vero che ancora ai primi di maggio in molti supermercati si trovavano fragole provenienti da Spagna e Marocco, con poca attenzione alla nostra produzione. In più i prezzi praticati al consumo, quasi mai rispecchiano l'andamento del prezzo pagato ai produttori".
"il ricarico al consumo varia dal 90% al 650%. Ci sembrano cifre difficilmente spiegabili, soprattutto se consideriamo che i costi a valle della produzione potrebbero essere benissimo più contenuti utilizzando prodotto regionale, che comporterebbe uno spostamento di poche decine di chilometri, con un risparmio sulle spese energetiche e un beneficio per l'ambiente".

[fonte: http://www.romagnaoggi.it/cesena/2009/5/28/125352/]


Vi piace la m***a che viene dall'estero? Contenti voi...

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 Oggetto del messaggio: Re: E allora chi mangia sul mangiare?
MessaggioInviato: ven mag 29, 2009 10:58 pm 
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Iscritto il: mar feb 24, 2004 3:56 am
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Località: Cesenatico (FC)
Tu che fragole coltivi? Cosa centrano i brevetti con le fragole ed il loro gusto?

Comunque ho preso un cestino di ciliege 2 settimane fa alla Conad senza accorgermi della provenienza (Spagna): non sapevano di niente, facevano proprio schifo!

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 Oggetto del messaggio: Re: E allora chi mangia sul mangiare?
MessaggioInviato: sab mag 30, 2009 2:16 pm 
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I brevetti c'entrano perchè:

la gestione delle fragole come prodotto commerciale è gestita da cooperative, commercianti e robe cosi;
per essere commerciate devono non ammalarsi, non ammaccarsi, non deperire velocemente, essere belle da vedere;
l'evoluzione scientifica prevede quindi che in laboratorio vengano create delle specie con tutte queste caratteristiche (tra le quali non compare mai 'buona da mangiare') che sono le uniche che i commercianti siano disposti ad accettare;
i laboratori mettono il brevetto a queste qualità, e infatti ogni 3 anni circa ne vengono fuori sempre di nuove, che non è detto siano migliori ma garantiscono per un po' il ritorno sui diritti;
i coltivatori sono costretti a coltivare le specie che il mercato richiede, e tral'altro non è consentito riprodurre 'in casa' le specie di fragole coperte da brevetto, percui si è obbligati a comprare le piantine dai vivaisti, che per fare i soldi vendono qualsiasi cosa basta che faccia numero, perciò anche piante piccole e malate (di solito bisogna sempre fare il ripasso per sostituire le piantine morte, mentre quando era il contadino a riprodursele da solo la percentuale di scarto era trascurabile).

Sintesi: il sistema per campare deve sempre rinnovarsi in barba alla qualità, e ci devono mangiare in parecchi.

Opinione mia è che l'italia produce frutta di qualità e la esporta all'estero, dove sono disposti a pagare il giusto un prodotto che vale (ma poi si è andati alla deriva per farglielo arrivare fresco), mentre noi compriamo roba che viene da posti dove i controlli alimentari sono cosi cosi, purchè costi meno.
Quando facciamo la spesa speculiamo sui 10 centesimi, poi spendiamo 100€ per una maglietta di dolce e gabbana.

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 Oggetto del messaggio: Re: E allora chi mangia sul mangiare?
MessaggioInviato: mar lug 07, 2009 3:05 pm 
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CESENA - I prezzi delle pesche, settore trainante dell'agricoltura nostrana, quest'anno si fermeranno a 30-40 centesimi al chilo per le nettarine e 35-45 centesimi per le ‘pesche gialle'. E' il prezzo, piuttosto basso, che costituirà la remunerazione dell'agricoltore. La Romagna produce la metà della produzione nazionale di pesche nettarine. Quali sono i motivi dei prezzi bassi? Una domanda debole, a causa della crisi, specialmente dall'industria della trasformazione.
C'è poi la forte concorrenza spagnola, che sbarca sul mercato prima della produzione locale, per i diversi tempi di maturazione, ma che poi lo controllano anche quando arrivano le pesche locali. Infine vi è il fattore climatico, con l'assenza di un lungo periodo di caldo torrido.
http://www.romagnaoggi.it/cesena/2009/7/7/129450/

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 Oggetto del messaggio: Re: E allora chi mangia sul mangiare?
MessaggioInviato: gio lug 16, 2009 3:00 pm 
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romagnaoggi.it ha scritto:
Le pesche vendute a pochi centesimi al chilo che strozzano gli agricoltori romagnoli finiscono nel mirino di Francesco Villa, consigliere del Pdl in Provincia di Ravenna, che prende posizione sul tema con un ordine del giorno. Cosa possono fare, allora, le istituzioni locali? "Lanciare lo slogan 'Io mangio romagnolo'- e' l'idea di Villa- e fare in modo che nel periodo estivo nei supermercati della Romagna si vendano prevalentemente pesche e frutta" prodotta li'.
Una sorta di protezionismo alla romagnola per avere "meno inquinamento da trasporto, meno incidenti e migliori qualita' organolettiche". Dello stesso tenore e' la proposta di Eugenio Costa, consigliere di Fi-Pdl al Comune di Ravenna, che chiede all'amministrazione di palazzo Merlato di installare nei lidi, a tiro di turista, bancarelle in cui i produttori locali possano esporre e vendere le nettarine, prodotto locale, "genuino e di qualita'", a prezzi popolari.

http://www.romagnaoggi.it/cesena/2009/7/16/130338/

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 Oggetto del messaggio: Re: E allora chi mangia sul mangiare?
MessaggioInviato: mer lug 22, 2009 8:47 am 
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romagnaoggi.it ha scritto:
Per la crisi del settore ortofrutticolo delle pesche arriva dalla Regione Emilia-Romagna un accordo con la grande distribuzione per garantire una remunerazione più alta ai produttori e costi contenuti ai consumatori. L'accordo permetterà di garantire ai produttori di pesche emiliano-romagnoli un prezzo atto a coprire i costi di produzione (contro i circa 20 centesimi attuali, prezzo questo che costringe, di fatto, a produrre sottocosto), mentre la grande distribuzione si impegna a vendere il prodotto al pubblico a un prezzo non superiore a 1,20 euro al kg.
Due le confezioni previste: il cestino da 1,5 chili con un prezzo massimo al dettaglio di 1,80 euro e il cartoncino da 2 kg a un prezzo massimo al dettaglio da 2,40 euro. Attualmente i costi di produzione in campagna si aggirano tra 0,40-0,45 centesimi al kg, mentre i costi di selezione, confezionamento, etichettatura, spedizione e trasporto incidono per ulteriori 0,40-0,45 centesimi sempre al kg.

http://www.romagnaoggi.it/cesena/2009/7/21/130900/

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 Oggetto del messaggio: La filiera
MessaggioInviato: sab lug 25, 2009 5:55 pm 
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beppegrillo.it ha scritto:
L’agricoltore produce la frutta, ci impiega un anno e raccoglie il prodotto in soli tre mesi (da giugno a fine agosto in Romagna). Per preparare la produzione occorrono molti lavori, potatura, interventi agronomici al terreno, concimazioni, trattamenti con fitofarmaci, etc. ) con una anticipazione delle spese. L’agricoltore è un imprenditore, perché ha una proprietà, deve fare delle scelte nella sua azienda, né più e né meno di un industriale. Al momento della raccolta dei frutti c'è la vendita a chi acquista la frutta come materia prima per la sua produzione. Di solito, un magazzino ortofrutticolo (impresa privata o cooperativa) che procede a stoccaggio, refrigerazione, lavorazione, confezionamento e vendita del prodotto finito.
Il sistema creato negli ultimi 20 anni fa si che quando l’agricoltore vende il suo prodotto al magazzino, non c’è una vera e propria vendita con contrattazione del prezzo, ma un conferimento. L’agricoltore dà il suo prodotto al magazzino ad un prezzo che verrà stabilito a fine stagione quando il magazzino saprà quanto avrà incassato dalla vendita, tolte le sue spese. In altre parole l’agricoltore subisce un prezzo, non può stabilirlo lui, vende a prezzo da determinare a fine stagione.
Proseguendo per la filiera, il magazzino lavora la frutta, la imballa e la vende ad un importatore. Per contattare l'importatore si avvale spesso di un’agenzia di intermediazione, un soggetto che prende ordini dall’importatore e gli organizza la reperibilità del prodotto nei magazzini italiani. Sono agenzie che muovono SOLO carta, la frutta non la vedono nemmeno, perché va dal magazzino italiano alla piattaforma di arrivo. Spesso anche gli importatori sono in realtà delle agenzie fra il distributore estero e l’agenzia italiana! La frutta arrivata alla piattaforma viene quindi controllata, rilavorata se c’è l’esigenza, e distribuita ai punti vendita. Anche qui a volte ci sono altri intermediari che muovono solo carta. In fondo alla filiera chi fa il prezzo sono i venditori finali del prodotto: in larga maggioranza la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) che in Italia si chiama Coop, Esselunga, Auchan, Conad; in Germania, Lidl, Metro, Edeka, Aldi, Tengelmann; in Inghilterra, Tesco, Sainsbury. La GDO stabilisce un prezzo e poi a cascata ogni soggetto partecipante alla filiera ricava il proprio guadagno, le proprie spese, nell’ordine inverso a quello che ha seguito la materia prima, nella più totale mancanza di TRASPARENZA. Gli ultimi due attori sono il magazzino di confezionamento e l’azienda agricola, che in realtà sono gli attori principali perché coloro che producono! Al magazzino la frutta viene pagata un prezzo medio per pesche e nettarine di 0,60€ dal quale toglie le proprie spese e QUELLO CHE RIMANE VIENE DATO ALLE AZIENDE AGRICOLE!
Gli agricoltori si trovano nella condizione che sanno quello che spendono per la produzione, ma non quanto incasseranno. Ma soprattutto incasseranno a un prezzo IMPOSTO, che non copre nemmeno il 20% del costo di produzione. Senza contare l’esposizione totale delle aziende agricole ai fattori meteo quali grandinate, precipitazioni troppo abbondanti, allagamenti dei campi, danni da vento. E un agricoltore al momento di raccogliere il prodotto non può permettersi di lasciarlo sulle piante perché l’80% delle spese è già stato fatto. Concludo dicendo che nemmeno associazioni Onlus o altro a scopi benefici sono interessati alla frutta, nonostante ci siano popolazioni intere senza cibo!

http://www.beppegrillo.it/2009/07/caro_ ... i_c_1.html

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 Oggetto del messaggio: Re: E allora chi mangia sul mangiare?
MessaggioInviato: ven ago 21, 2009 3:41 pm 
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Altro esempio di stagione: il pomodoro.

Per quelli che stentano a crederlo, neanche la passata di pomodoro, o i pelati, nascono nelle bottiglie, ma vengono fatti lavorando delle bacche di colore rosso volgermente chiamate pomodori. Fare la passata di pomodoro consiste semnplicemente nel macinare i pomodori e farli bollire una mezz'oretta dentro un vaso di vetro, ma perdere una mezza giornata di spiaggia per avere qualcosa fatto in casa per l'uomo moderno è spesso qualcosa di allucinante, molto meglio comprare la passata già fatta.

Quando un agricoltore decide di coltivare pomodori solitamente si accorda con una società di gestione della logistica (che confeziona, smista e alcune volte vende direttamente), dalla quale nei acquista i semi o le piantine (a sue spese), dalla quale nei mesi successivi riceve richieste di distribuzione di trattamenti fitosanitari (sempre a sue spese) e dalla quale riceve le richieste del prodotto finale.
Il pomodoro ha una maturazione naturale che in media cade nelle due settimane centrali di agosto. Succede però spesso e volentieri che la richiesta di prodotto venga bloccata a ferragosto o qualche giorno prima, per cui il produttore, non potendo conferire la merce, sta a guardare il suo campo coi pomodori che vanno a male. Le spese sono state tutte le sue, mentre i ricavi (della frazione di prodotto che è riuscito a conferire) non saprà a quanto ammonteranno per almeno 6 mesi.
Una soluzione molto spesso praticata è passare una bella dose di maturante, cosi i pomodori vengono belli rossi tutti allo stesso tempo, e con una sola passata di raccolta a macchina si pulisce il campo, conferendoli subito, quando c'è richiesta, e togliendosi il pensiero. Gli stessi pomodori maturati artificialmente finiscono poi nella passata confezionata, mentre quelli maturati dal sole marciscono nei campi perchè nessuno vuole sprecare tempo per avere certezza di cosa si mette in bocca quando mangia.

Guardatevi attorno: i frutteti li stanno abbattendo tutti, spariscono gli ortaggi e i campi sono inondati da sementi, quando fra 30 anni nessuno in italia produrrà più cibo e compreremo tutto dall'estero poi non lamentiamoci.

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 Oggetto del messaggio: Re: E allora chi mangia sul mangiare?
MessaggioInviato: ven gen 15, 2010 10:19 am 
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Ma guarda te se per arrivare a certi punti bisogna affidarsi a 'ndrangheta e razzismo: se non prendevano a pallini quei lavoratori neri nessuno si sarebbe accorto delle leggi europee fatte a ca**o sull'agricoltura.

Facendo riferimento con un OT all'OT viewtopic.php?p=8162#p8162, secodo me gli stranieri si sono esasperati per un evento (succede, quando ti sparano), risultato di un clima dell'ambiente, nel quale, come sostengono gli indigeni, non ci sono nè razzismo nè mafie (si, certo, come no..). Da 4 giorni di lettura di giornali sinceramente non ho capito le ragioni vere del fatto (spiegazioni sono ben accette), ma non sono convinto che sia stato un episodio isolato di razzismo.

Da filoprotezionista quale sono, il commercio globale sicuramente non farà cambiare le cose, anzi, ma forse il sistema non basta a spiegarne i meccanismi. I margini per gli agricoltori sono si bassi, e per i coltivatori 'normali' non sono sufficienti neppure per pagare un nero in nero (...), anche volendo.
Esempio stupido: le pesche di scarto (e per essere scarto è sufficiente che ci sia sopra il morso di un insetto; che tra l'altro, l'insetto non è stupido, se si mangia quella pesca è perchè è buona, ma 1mm quadro di morso fa si che il fighetto moderno bolli quel frutto come 'non mangiabile') vengono pagate 1 centesimo al chilo.
1 centesimo.
Cioè, con 3€ si portano via 300Kg di frutta (lo sapete cosa ci fanno con quella frutta? ci fanno i succhi, venduti certo non 1 centesimo al litro), non ci pago neanche il trasporto. Con quest'ordine di grandezza di prezzi, come lo pago un operaio? E se siete dei produttori un minimo coscienti, nel senso che non sopportate l'idea di mandare a male del cibo sapendo quanto bisogno ce n'è, si lavora solo per passare il tempo. I ricavi sono infimi e l'europa cerca di sostenere l'agricoltura (metà dei fondi europei vanno li). Ma i soldi si prendono in base a quanta terra si possiede, non a quanto si produce.
Risultato: nel mondo si muore di fame, la frutta rimane sulle piante, l'economia agricola è meno seria del Monopoli, che si fa?

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 Oggetto del messaggio: Re: E allora chi mangia sul mangiare?
MessaggioInviato: sab feb 13, 2010 7:52 pm 
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Località: Valle del Conca
Un saluto a tutti, aggiorno questa discussione.

Da qualche mese acquisto presso il gruppo di acquisto solidale di Misano Adriatico.

In pratica, verso una quota associativa e faccio ordini attraverso internet. Se la merce è prodotta localmente ci sono produttori della zona, aziende agricole biologiche che distano 10/15 chilometri. Altri prodotti (Arance, Kiwi) arrivano dalle loro zone di produzione.

La merce è di ottima qualità, il prezzo è buono, la garanzia è data dalla certificazione biologica. Risparmio anche tempo perchè acquisto da vari produttori e ritiro la merce il sabato mattina.

Posso visitare quando voglio le aziende produttive che mi informano tramite email di eventuali problemi (oggi causa maltempo non hanno potuto raccogliere e consegnare le arance). Poi mi sono accorto che un produttore è anche un mio amico, che ha fatto la stagione per tanti anni in riviera, poi ha preso in mano l'azienda agricola del suo babbo, l'ha certificata biologica e vive all'aria aperta con buona dignità.

Saluti a tutto GAS.


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 Oggetto del messaggio: Re: E allora chi mangia sul mangiare?
MessaggioInviato: mer feb 17, 2010 9:48 am 
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Località: Cesena
Si è tenuta ieri nella Sala nera del palazzo Comunale a Cesena la 2° Commissione Consiliare e fra i punti all’ordine del giorno è stata valutata una delibera per la creazione di un “Mercato del Contadino” detto anche Farmer Market.

L’amminsitrazione ha pensato di realizzare questo mercato lungo la sponda del fiume Savio in viale IV Novembre, nei giorni di mercoledì e sabato (giorni di mercato) al fine di favorire le produzioni locali. Assieme alla delibera si è valutato il regolamento che sancirà la tipologia di produttori a cui sarà consentito allestire un banchetto.

Si legge infatti:

1. ubicazione dell’azienda agricola o, in caso di società, delle aziende agricole dei soci, dovrà essere nel Comune di Cesena o nei Comuni della Provincia di Forlì-Cesena;
2. differenziazione dei prodotti posti in vendita al fine di garantire la varietà nell’offerta, nonché la presenza al mercato per tutto l’arco dell’anno, in considerazione anche della stagionalità dei prodotti;
3. i prodotti dovranno provenire dall’ambito territoriale della Regione Emilia-Romagna;
4. aziende dedite alla vendita di prodotti biologici certificati, o certificati in conversione biologica, o di prodotti ottenuti con l’adozione della lotta integrata, nonché aziende che vendono prevalentemente prodotti protetti da marchi di tutela DOP, IGP, QC, DOC, DOCG, IGT e i prodotti tradizionali;


http://cesenacinquestelle.wordpress.com ... contadino/

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